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giovedì 3 luglio 2014

I primi propositi del mondo

Vladimir Kush, Ulysses (http://vladimirkush.com/ulysses-800)


Forse c’eri fra i primi propositi del mondo.
Come l’armonista che lega a sé le scienze
o il grano perfetto al pane
o la virtù che ci sostiene.

C’eri prima di null’altro.
C’erano le mappe stellate
con te come solstizio e inizio.
Per esempio quando guardi
che nasce all’impronta uno zodiaco.

O quando gemmano pratoline dai tuoi fianchi
che basta sdraiarsi per sentirne i passaggi
e farsi altimetri di aerei
e misurare il confine da labbra a labbra.
Sentire le formiche
e il volo nuziale delle tue mani al petto
che implorano silenzio prima che avvenga tutto.

C’eri prima del pane
delle ore del monaco
del mattutino annunciato da Romeo.
C’eri prima che fosse il prima
ché ogni verbo è avvezzo al proprio tempo.

Che è meglio non sapere, a volte
chessò, delle brutture dai giornali
dei vizi presi al lazo
di cortesie fasulle ma sociali.

Io ti sapevo invece.
E sarei riuscito nel mio tempo dato a rivestirti
con incursioni di sguardi di pirite
negli occhi ormai lontani.
Come lontani hai ormai i passi che inseguivo.

martedì 1 luglio 2014

While Beauty Was Laying

Giorgio Silvestrini, Nan-Shan (Courtesy Galerie Eva Hoeber, Paris)


Ce lo dicevamo come sarebbe stato.
Io sarei partito dall' Île fino a Procope
una sera di novembre
di quelle quando i bistrot t’invitano a restare.
Tu dalla tua città abbacinata dalla nebbia.

Ti avrei attesa tanto
e ti avrei riconosciuta
perché il sole notturno si distingue
e non c’è trucco, signori, e non c’è inganno.

Ti avrei aspettata indugiando sui librai d’inverno
impavidi cani del  lungosenna.
Le solfeggiavo le ore a noi mancanti
specialmente in quegli andanti di silenzio
che erano i tuoi sguardi a mia memoria.

Che il nulla di nuovo sul fronte occidentale
si sarebbe sciolto in un abbraccio
e tu mi avresti preso
e detto e fatto le cose di ogni sogno.

Avresti comunicato senza fili sulle labbra
poi mi avresti steso
forse sorriso.

Nel momento esatto in cui
toccandomi le palme
avresti  riconosciuto
il mio anello cucito d’erba.

domenica 29 giugno 2014

Cose dette tenendosi per mano

Rejane Pfeiffer, Promenade en Alsace

Sono fatto di cose dette tenendosi per mano.
Come quando tieni per mano il mare
e realizzi che l’acqua intera si respira
e si respira il ponente.
Per cui negozi il sogno
come fanno i mercanti prima del tramonto.

Sono fatto di tanti te e me.
E né sono roccia né fortezza per mancarti.
E non sono arciere ma sagoma notturna.

Sono gli occhi scambiati
le betulle sull’attenti
i salici abbracciati al fiume
sono il guitto piangente Ecuba
il fachiro sul grano acerbo
sono acume dell’elmo  morto in guerra
che ti disegnerei  l’Alsazia addosso  per capire
dove staremmo sdraiati persi
trafitti da un solstizio.

Sono le tue cose dette tenendomi per mano
il morse delle mie dita
a telegrafarti i fianchi
che non si sa se parlo io a loro
o siano loro ad informarmi
esatti
di come sleghi i passi
mentre mi incedi dentro.

giovedì 31 maggio 2012

Sind es zwei, die sich erlesen, daß man sie als Eines kennt?


Gretchen Kelly, Sunset over Farmland, © 2008



Qui ci moltiplicammo per i venti
Qui invece giacemmo
e i campi radio tacquero.
Qui t’inarcasti incarnata
nel sorriso della sposa.
E qui gli ibischi diedero altro miele.
Qui le narici assaporarono
i voli dei semi paralleli al suolo.
E qui invece tu gioisti di luci deposte nei navigli.

Qui le croci segnarono il confine
e qui mi toccasti il mare nascosto agli occhi
oltre, ben oltre il tuo riflesso verde.
Qui le stalagmiti vollero silenzio
e qui chiamasti il nome mio.
Forse.
O fu l’eco taciturna a ingannarmi
le pareti di roccia a sollevarne il grido.

E in un prato fu l’ormeggio.
E nelle macchie dei fiocchi della neve.
Ci demmo il braccio
a un reciproco riposo
e ogni male divenne esile cruna.
Per una notte nessuno entrò, né uscì
e io interrai sassi a ogni tuo passo
non così
ma per armare il tuo viaggio di ritorno.

Perché furono qui sinfonie e ritornelli
e qui saresti stata ancora
dove ogni nota è penetrale
e tu tiorba e viola
tormento e tromba marina.
Perché qui saresti ancora stata
il mio capo di speranza
il canone dei nomi assegnati
ai sei giorni del Creato.

Qui i semidei decisero
se farsi uomini dai perenni occhi a Oriente
cessando gli arcieri i loro scocchi
dandosi riposo gli orgogliosi
negli sguardi a raggiera di una donna.
E ogni persona finalmente tornò
a essere un’anima vestita.

E due qui si dissero
come fossero da sempre, le parole
E dal sempre all’incessante sempre
i due si diedero.