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mercoledì 9 luglio 2014

July and April

Laurel Fulton Waters, Lifted by Day and Suspended by Night, 2014 (http://laurelfultonart.com/)


Ci sono ancora nidi freschi a luglio
risalendo su per Le Bisson.
I vinai sorridono
e un palo della luce segue il tuo sentiero.
Perfino l’erba ti annuncia
commossa dal tuo piede carolingio.

Ci sono ancora nidi freschi, sì
lo sanno gli abitanti e qualcuno vi riposa.
E’ qui che esiste  la scolastica del mondo
di leggi madri eterne
rette dal cenno di una sposa.
Annidarsi, sorridersi,  inchinarsi
a quel destino che è dato di sapere.

Le leggi di un cenno, sì.
E scompari o diventi araldo
o poggi il mento su un liuto
o d’improvviso vai al mestiere delle armi.
Ché una daga allontana dai molti baci
forse per sempre
e per misericordia.

Ma un dopoguerra è inizio di qualcosa.
La rinascenza da sé stessa di una donna
il moto a te perpetuo dei suoi occhi
i vigili sensori del suo petto
specialmente avvertendo il vento.

Ci sono nidi freschi a luglio
che da sempre sanno il mio persempre.
Perché sono nato nel tempo a me più certo.
Io sono nato quei nostri giorni insieme.

domenica 6 luglio 2014

Moleskine Paris

Joseph Comellas, Rivers Journey (josephcomellasgallery.com)

Sarà la sacra attesa
della tua scia topazio a Compostela
che mi scompone il fiato.
Ma io non ho oggi per oggi.
Per oggi il pane è solo i miei domani.

Per esempio
quando a Saint-Denis sentii suonare una viella.
Fu allora che t’immaginai futuro
e pensai ai modi di dire t’amo in linguadoca
o di scriverti villotte
o anche danze di corte e di cortile.

Ma, sai, il fiato manca al canto
in quelle note lunghe e più precise
che, sopra, i neumi ci corrono una vita
e il suono domanda amore per uscire.

Ebbene le avresti sentite, questo sì
le mie note 
pronunciarle con i nomi che ti davo
che il ponte di Alessandro li sa ancora
e io nel mio blu sorridente
ti avrei costretta a raccoglierne suoni sparsi
dal fiume fino a Le Havre
se necessario.

Inargentati e scompari.
Che ci sono tante cose da fare sulla terra.
Scoprire di quante erbe è fatto il mondo
contare le stagioni oltre le quattro
tornare a fare il pane
sentirsi solo un atomo celeste
carpire l’aria alla fine di un rullaggio
dare il nome alle nazioni
almanaccare i ponti di Avignone.
E poi tacere la sincope dei battiti
che ci trasformò per sempre in un silenzio.

martedì 3 giugno 2014

Le campane di tutto agosto

Vladimir Kush, Ocean (www.vladimirkush.com)

Se ci fosse un ‘ora
in cui stendermi e chiamarti  il nome
scegliendo una lingua indecifrata.
Per esempio, dirti amore mio in armeno
dirti che quando è troppo notte
quando c’è miscuglio di ululati
e la troppa allegria di donne e di soldati
quando parlano a distesa le campane
per tutto agosto
sera e mattina
dirti che sono là mischiato nella folla.
E dirti che vivo
come a reggere il sudore di una serra
come un rampicante a filo perenne di grondaia
come neve accigliata sui dirupi
in attesa dell’orma di una mano.
Sai
i racconti dei vecchi dicono saggezza.
Di come si cuoce il pane sulla lava
come se cibarsi
dipenda da un vulcano che si quieta.
So in quali nidi ritrovarti.
Dai capelli slegati del salice sceso a riva.
Per cui fra terra e acqua
saprò il tuo volto e nome.
Ma intanto lascia che i campanari avvisino
i pendii di tutto agosto
per cercarti.