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domenica 15 giugno 2014

Kocherinovo

Tone Aanderaa, Flying Tree© 2014 

Sai i fumaioli di cicogne?
Li vedi  usciti indenni dalla neve
come letti di basalto
nell’attesa della muta.
La rotta di ritorno che si annuncia
quando il cielo ingravida l’attesa.
A Kocherinovo ora intessono ghirlande
le cicogne.
Ed io mi fermo in te
come un binario annidatosi nell’erba.
E in te starò fino al balzo successivo delle schiuse
quando, sai, barcollano i gusci sui comignoli
fermati dal ramo di una paglia, o da un petalo
o dal fischio allarmato della madre.
Mi starò in te.
Come fa una roccia in un santuario
quando promette acqua nei secoli a venire
al pellegrino
e tutto ridiventa un sole che si accende di se stesso.
E mi sorridi.
Io ho per te anelli traci
Per te indosso l’oro selvaggio nelle vene.
E se mi aspetti sul volo dai camini
ti tornerò addosso
e sorridendo silenzierò i nomi
le date e le coordinate dei sospiri.
Io ti terrò distesa.
Come a Kocherinovo
il sonno sui comignoli di maggio.

domenica 1 giugno 2014

Il libro per i nomi di ottobre



Marchella Piery, “Autumn Fantasy”

Ti albergo molte notti
come i telescopi di Halley  le comete
come i girasoli l’aria.
Ti albergo e tu prepara l’almanacco.
Ferma le parole e incidile
Quelle inquiete, le pronunciate dal silenzio.
Quando Virgilio non sapeva la sua meta
prima di cadere sotto il sole
ma sapeva di api e di girandole di grano.
Sei come lui
a me tenue nei passi congiuntivi
perfetti ricalcati
che dicono ciò che è da dirti
fermando il petto al verbo sempre.
Nel libro per i nomi di ottobre
scoprirai quelli che ti ho dato.
Di campanula sofferta di tempesta
di vergine infranta da uragani
di danza restia ad abbandonare un prato.
E ancora
il tuo buon fiato di speranze
e l’onestà carpita dal buon vino.
Nel libro sono incisi i tempi
quelli sbagliati e i giusti
ma soprattutto cerca
i nomi travestiti da futuro.

mercoledì 13 febbraio 2013

Washingtonians

Aaron Bowles, The Flame Trees © Aaron Bowles, abowles.com


Aprimi i lembi delle labbra
per quanto ti ho aspettato.
Apparirmi di sorpresa
da una balconata della Union
prima che chiudessero i cancelli sui binari.

Va bene, me ne andrò
partendo da una roggia.
Da Georgetown.
Da un fresco sole
da un qualsiasi pontile
creando una corrente con le mani.
Che i remi ammalano il silenzio
di marzaiole e folaghe
e il fall foliage perde di magia.

Lo ripetevi spesso.
Essere qui. Restiamo.
Il futuro è troppo denso di partenze.
Restiamo qui
nel reciproco ancorarci.
Lo dicevi sempre.
Ma io ci stavo
nel qui e nel dove
nel nostro nido a Foggy Bottom
nella penuria di paure
quando sorridevamo
e tutto era splendente.

L’incedere artico dell’anno.
I ceppi impetuosi.
La combustione lenta delle sere
nei bicchieri figli di parole.
E quelli che avremmo avuto.
Solo a saperci mescolare i geni
con la semplice capienza dell’Amore.

E invece le partenze.
Da un punto zero.
Dall'esattezza astronomica di un bacio.
Lo spiarono i satelliti
allungarsi nel tempo e nella forma.
Alimentare il movimento delle mani
e fermentare la stretta dell’abbraccio.
Il bacio confuse i secoli del dopo
e poi quelli del prima.
Fu come partorire il mondo attorno.