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mercoledì 13 febbraio 2013

Washingtonians

Aaron Bowles, The Flame Trees © Aaron Bowles, abowles.com


Aprimi i lembi delle labbra
per quanto ti ho aspettato.
Apparirmi di sorpresa
da una balconata della Union
prima che chiudessero i cancelli sui binari.

Va bene, me ne andrò
partendo da una roggia.
Da Georgetown.
Da un fresco sole
da un qualsiasi pontile
creando una corrente con le mani.
Che i remi ammalano il silenzio
di marzaiole e folaghe
e il fall foliage perde di magia.

Lo ripetevi spesso.
Essere qui. Restiamo.
Il futuro è troppo denso di partenze.
Restiamo qui
nel reciproco ancorarci.
Lo dicevi sempre.
Ma io ci stavo
nel qui e nel dove
nel nostro nido a Foggy Bottom
nella penuria di paure
quando sorridevamo
e tutto era splendente.

L’incedere artico dell’anno.
I ceppi impetuosi.
La combustione lenta delle sere
nei bicchieri figli di parole.
E quelli che avremmo avuto.
Solo a saperci mescolare i geni
con la semplice capienza dell’Amore.

E invece le partenze.
Da un punto zero.
Dall'esattezza astronomica di un bacio.
Lo spiarono i satelliti
allungarsi nel tempo e nella forma.
Alimentare il movimento delle mani
e fermentare la stretta dell’abbraccio.
Il bacio confuse i secoli del dopo
e poi quelli del prima.
Fu come partorire il mondo attorno.

venerdì 22 giugno 2012

Le venteux chiffon d’Amiens

Roger McKasson, Window of Dreams © 2010

Sa di te il dormiveglia.
Quell’alito di sole nella neve
sulla piccola soglia di sorriso.
Lo sa il cuore
quando fermenta o quando tace
senza partorire.

I progressi del battito li vedi
dal passo accelerato dello sguardo
dalla trovata gemma di parola
nell’utero di un altissimo tratturo.

Vedi d’improvviso marinai
e solchi pacifici nell’erba.
Nuvole farsi roveti
e indistinti semi
che avranno nomi umani.
E poi lame di pioggia
insieme al sonno.

Mi vedrai.
Un piccolo ventoso cencio
bandiera di campanile illesa
supersite della sempre ultima guerra.
Farmi ninfea fra il terzo cantone e il quarto
impavesando chiatte placide
in perenne esilio dalla terra.

Di me diranno
i sottotitoli del mondo
e i canti piccardi
dell’adolescenza a ritroso
del tempo sempre sottratto a ciò che resta.

Ma qui s’inizia il mondo.
Dal semplice incalzarsi
di due che tagliano i cerchi all’acqua
cercandosi le dita.
Prima
poco prima che un fiume sbocchi
dal grembo immacolato del pianeta.

giovedì 7 giugno 2012

Il viandante di Sciaffusa


Ariane Njio, Großwald Dämmerung Moostraum. © 2011

L'amore ha tronchi
e radici arroccate in rapide
dove i passi
distillati e fatali
del semprefreddo Reno
riconoscono la via.

Rimasi tanto e tanto
nell'attesa d'acqua
per tergervi i fili d'erba
così che risuonassero
nel bacio del passaggio.

Ti ho avuta, mia saggia neve.
Nell'infuso sogno
di come si diventa
piani e onesti
aspettando
ogni giorno
la razione di quel giorno.

Rimane il cammino di due alberi.
Da Sciaffusa al lago pensile
fino agli occhi fatti mari
di quando mi guardi
e nella voce l'ora precisa
di saperci.

Il vento urta le rive
apostrofa i viandanti
muti sui cartigli silenti
senza rimedio
rimasti d'improvviso senza mondo.

Sono poeti che la bellezza disarciona
coloro a cui la parola manca
nell'esatto momento dell'azione
con versi rantolanti di dolore.

Non parlo di te
ma a te come foglia
di vene esili
che chiede vita
nel conto esatto dei suoi resti.

Perché nei cari margini del detto
nelle promesse
recluse in una conca di germanio
gemmò quel minimo
sempiterno
che ci demmo.

martedì 29 maggio 2012

The Ocean-going Sleep


Calvin Grimm, Icelandic Volcano, © 2010


Non startene là
a violentare abbacinando.
Fatti seme inferto al cuore
di un uomo terra
e attendi con pazienza
che si apra.

Le vere correnti risalgono
i passi delle alture.
Quindi sarai d’Irlanda
o di dovunque
con le tue mani a me afferenti
e non ci saranno mai secche
negli oceani occhi.

Tutto questo vento
così emotivo
mi ferisce.
Eppure non sposto le radici.
Come il bene,
quando è fatto bene
o come per un cambiamento
lento e accurato.

Non sposto le radici.
E da ciò che sono stato
dipenderà il sarò.
Le discese d’arco sulla corda.
L’esteso portamento
da una nota all’altra
della mia e tua partitura.