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lunedì 4 febbraio 2013

Pont de Sèvres

Valérie Georgeon, Kawabata ©2012 - www.valeriegeorgeon.com



Nelle voragini di suoni
siamo stati di un bellissimo silenzio.
Sceso così bene
nella gola del cristallo glauco
soffice soffiato a Sèvres.

Siamo inconsunti di parole
fino ai dopo di domani
con meraviglie di agosti
portate a questa riva.
La mia non tua
la tua non mia.
Come stagioni inverse.

Che rumore le tue ciglia fanno
così significanti su di me
volandomi nel petto.
E tu con lui ti fermi
perché senta nella carne
le ciglia tue
come termiti nella terra.

Meglio i colpi d’arco.
Una nota lunga
per approfondirsi nel tepore
e non soffrire più gli incroci
che sono lontananza.
Già.
Perché dal punto in comune
comunque si cammina.

Come stagioni inverse, appunto.
Ma dammi un bosco
fittami alberi a ore supine
per sognarti.
Che proverò a essere l’inverso di chi sono.
E con fare antico
esserti il ritroso delle notti che non vissi.

Belle le iridi che guardano all’indietro
nell’aver sete del futuro scorso
su questa riva.
Tua non mia
mia non tua.

venerdì 18 gennaio 2013

Per incrocio di venti


Three Sisters

Edsel Labillois, Three Sisters, © 2012


Come per incrocio di venti
per nuvole fuse
per beccheggi d'aria improvvisa
per latrati di luce
del verde tra nevi.

Come le impossibili alture
disegnate dai cumuli.
I corni accesi da un freddo tramonto
proprio qui in Pomerania.

Noi ci annunciammo
correndo l'uno all'altra
scoscesi come i varchi
ai primi torrenti.
Come le furie
come gli elementi del mondo
scaturiti da un dito divino.

Sincerami
che sia tuo quel raggio di sguardo
di fissità confitta
mentre scrivo da un mondo non nostro.

Perché ci annunciammo
da tempo.
E ne avemmo.
Se solo ci fossimo incisi
nel tempo annunciato.

venerdì 22 giugno 2012

Le venteux chiffon d’Amiens

Roger McKasson, Window of Dreams © 2010

Sa di te il dormiveglia.
Quell’alito di sole nella neve
sulla piccola soglia di sorriso.
Lo sa il cuore
quando fermenta o quando tace
senza partorire.

I progressi del battito li vedi
dal passo accelerato dello sguardo
dalla trovata gemma di parola
nell’utero di un altissimo tratturo.

Vedi d’improvviso marinai
e solchi pacifici nell’erba.
Nuvole farsi roveti
e indistinti semi
che avranno nomi umani.
E poi lame di pioggia
insieme al sonno.

Mi vedrai.
Un piccolo ventoso cencio
bandiera di campanile illesa
supersite della sempre ultima guerra.
Farmi ninfea fra il terzo cantone e il quarto
impavesando chiatte placide
in perenne esilio dalla terra.

Di me diranno
i sottotitoli del mondo
e i canti piccardi
dell’adolescenza a ritroso
del tempo sempre sottratto a ciò che resta.

Ma qui s’inizia il mondo.
Dal semplice incalzarsi
di due che tagliano i cerchi all’acqua
cercandosi le dita.
Prima
poco prima che un fiume sbocchi
dal grembo immacolato del pianeta.